05.08.2026
Vivere l’istante presente: la disciplina che ricostruisce una leadership solida
Journal · 26 luglio 2026
Vivere l’istante presente: la disciplina che ricostruisce una leadership solida
Per molto tempo, quasi tutta la vita, ho vissuto altrove. Non qui. Non adesso. Sempre un passo avanti, ad anticipare il seguito, a voler essere quella che vede arrivare prima degli altri. Precorritrice, dicevano di me. Lo prendevo come un complimento. Era soprattutto una fuga.
Poi c’è stato un grande crollo. Una caduta che non avvisa, che non negozia. Tutto ciò che avevo costruito andando avanti si è fermato di colpo, e ho dovuto fermarmi. Davvero. Per la prima volta nella mia vita.
Ne ho approfittato per ripassare il mio passato, senza abbellirlo, senza raccontarmi storie. Ed è da quella deviazione, stranamente, che è nato il mio presente. Oggi che mi sono ricostruita da sola, è l’unico luogo che conta ancora davvero.
Il problema: perché fuggiamo così tanto dal momento presente?
L’ha sicuramente osservato in un bambino: non pensa al domani. Non paragona il suo posto a quello degli altri. Assapora, semplicemente, il fatto di essere lì, accanto a qualcuno che ama.
Negli adulti è spesso il contrario. Si rimanda la felicità a più tardi: quando si avrà di più, quando si sarà più in alto, quando si sarà finalmente raggiunto quell’obiettivo che arretra di continuo man mano che ci si avvicina.
Lo stesso riflesso si ritrova in azienda. Manager che valorizzano solo il risultato finale. Squadre che si concedono un respiro solo «quando tutto sarà chiuso». Leader che dimenticano di celebrare le piccole vittorie quotidiane, troppo occupati a guardare più lontano.
Forse conosce questa sensazione: correre dietro a un orizzonte che si sposta ogni volta che si crede di averlo raggiunto.
Aurélie, a Lausanne: la corsa che non si ferma mai
Aurélie dirige una squadra di dodici persone in un’azienda del canton Vaud. Da dieci anni vive secondo una regola semplice: anticipare prima di tutti. Pianifica il trimestre successivo prima ancora di aver celebrato il precedente. I suoi collaboratori la rispettano, ma nessuno la vede mai fermarsi, né respirare.
Una mattina, a Lausanne, è crollata nel bel mezzo di una riunione. Niente di grave sul piano fisico. Ma il suo corpo aveva appena detto basta, là dove la testa si rifiutava di ascoltare da anni. È venuta da me qualche settimana dopo, sfinita dall’aver sempre vissuto un tempo avanti a sé stessa, incapace di ricordare l’ultima volta in cui si era semplicemente goduta un istante senza paragonarlo al successivo.
Perché questo meccanismo si installa
Questo meccanismo non è un difetto di carattere. È una strategia di sopravvivenza che ha finito per diventare una prigione.
Proiettarsi dà l’illusione di controllare ciò che arriva. Anticipare rassicura, precedere gli eventi dà un senso di padronanza. Il problema è che il futuro non si padroneggia mai davvero. E a forza di vivere davanti a sé, si finisce per non vivere affatto.
È esattamente ciò che è capitato a me. Quel grande crollo mi ha costretta a rallentare, poi a guardare in faccia il mio passato. Ho dovuto capire da dove venisse quel bisogno permanente di essere in anticipo su tutto, su tutti. Ed è stato quel ritorno alla mia storia a riportarmi, senza giri, al presente.
Epitteto lo scriveva già: certe cose dipendono da noi, altre no. Il futuro, per natura, sfugge alla nostra presa. Il passato, invece, è già scritto. Resta solo l’istante presente come terreno in cui si può davvero agire, decidere, stare dritti. È questa verità semplice a guidarmi oggi: non si può discutere con ciò su cui non si ha alcuna presa. È tempo di rendersene conto, e di dedicarvi la propria energia in altro modo, con disciplina.
Ciò che quel grande crollo mi ha insegnato, in fondo, è che la disciplina non vale nulla senza la conoscenza di sé. Si può tenere un’agenda, spuntare obiettivi, avanzare in fretta, senza mai sapere davvero cosa ci spinge né di cosa abbiamo realmente bisogno. Fare del proprio meglio, ogni giorno, non basta se si ignora chi si è. Per questo bisogna prendersi il tempo di conoscersi, prima ancora di volersi disciplinare. Le due cose funzionano insieme, o non funzionano.
Il metodo Mental Sofa: ancorare la disciplina nel presente
Il percorso non mira a cancellare l’ambizione né a rinunciare a proiettarsi. Mira a ricostruire una disciplina del presente: restare pienamente dove si è, senza perdere il filo di ciò che si costruisce.
Questa disciplina poggia su un principio centrale, che condivido con ogni persona che accompagno a Lausanne e in tutto il canton Vaud: il vero potere non sta nel rimpianto del passato né nell’anticipazione del futuro, ma nel mantenere i propri impegni, giorno dopo giorno, verso sé stessi in primo luogo. Il mio metodo si appoggia su questo principio per aiutare ciascuno a ritrovare una presenza stabile, anche sotto pressione, e a conoscersi meglio per tenere nel tempo.
Esercizi: il rituale dell’ancoraggio quotidiano
Ecco il rituale semplice che propongo, da adattare al Suo ritmo:
- Ogni mattina, prima di qualsiasi sollecitazione esterna, annoti una sola intenzione per la giornata, non dieci.
- Fissi tre pause nella giornata, mattina, mezzogiorno, sera, per respirare profondamente dieci volte, senza schermo, senza obiettivo.
- A fine giornata, elenchi ciò che è stato fatto, anche di modesto, piuttosto che ciò che resta da fare.
- Scelga un impegno semplice verso sé stesso questa settimana, e annoti ogni sera se l’ha mantenuto.
- Una volta a settimana, si conceda un tempo senza agenda, per osservare invece che produrre.
- La sera, prima di dormire, nomini una cosa vissuta oggi che non esisterà mai più altrove.
- Una squadra che celebra i propri progressi va più lontano, più a lungo, con meno sfinimento.
- Un collaboratore riconosciuto oggi dà il meglio di sé domani, naturalmente.
- Un leader presente crea un’energia che dura, oltre i soli risultati numerici.
Vivere l’istante presente non è una rinuncia al futuro: è riconoscere che solo il presente ci appartiene davvero, e che la disciplina personale si esercita lì, non altrove. La vera leadership non è soltanto tracciare la strada di domani. È saper illuminare il cammino di oggi, con costanza e sincerità verso sé stessi.
Se sente, come Aurélie a Lausanne, di rincorrere da troppo tempo un orizzonte che arretra, prenoti un primo scambio di 15 minuti: un primo passo semplice, ed è già il presente.
è spesso adesso.
Il primo passo: una chiamata di 15 minuti, offerta, senza impegno.